Approfondimenti · Nota
Una rilevazione censuaria sul valore della controversia nelle 305.774 sentenze depositate dalle Corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado fra gennaio 2025 e giugno 2026: quanto vale la lite tipica, quanto è concentrato il valore, dove cadono le soglie dell'assistenza tecnica, del giudice monocratico e del contributo unificato, come il valore si lega a materia, territorio ed esito.
Rilevazione del 7 ottobre 2026
305.774 sentenze di merito gennaio 2025 - giugno 2026 · 297.028 con valore dichiarato (97,1 per cento) · metadati ufficiali, senza campionamento
Il valore della lite è l'unico dato economico che ogni ricorso tributario dichiara. L'art. 12, comma 2, del D.Lgs. 546/1992 lo definisce come l'importo del tributo al netto di interessi e sanzioni, o la somma delle sanzioni quando l'atto irroga soltanto queste; l'art. 14, comma 3-bis, del D.P.R. 115/2002 ne impone la dichiarazione nelle conclusioni del ricorso. Da quel numero dipendono il contributo unificato, scaglionato in sei classi dall'art. 13, comma 6-quater; l'obbligo di assistenza tecnica, escluso fino a 3.000 euro; e, dal 2023, la composizione del giudice, monocratica fino a una soglia passata da 3.000 a 5.000 euro e, per i ricorsi notificati dal 2 maggio 2026, a 10.000 per effetto del D.L. 19/2026.
Le statistiche ufficiali misurano il valore sui ricorsi in entrata. Questa rilevazione lo misura sulle sentenze depositate: ciò che le Corti hanno effettivamente deciso in diciotto mesi, con la materia, la sede, l'esito e la statuizione sulle spese di ciascuna.
La lite mediana di primo grado vale 2.313 euro; un quarto delle cause non supera i 580 euro, un decimo i 237. In secondo grado la mediana è di 9.805 euro. Letta per soglie, la distribuzione di primo grado è questa.
| Fino a 3.000 euro · assistenza tecnica non obbligatoria | 54,3% |
| Fino a 5.000 euro · giudice monocratico, ricorsi dal 1° luglio 2023 | 62,0% |
| Fino a 10.000 euro · giudice monocratico, ricorsi dal 2 maggio 2026 | 70,7% |
| Fino a 50.000 euro · reclamo e mediazione, abrogati | 87,4% |
| Oltre 100.000 euro | 7,7% |
| Oltre un milione di euro | 1,0% |
Il contributo unificato minimo di 30 euro, dovuto fino a 2.582,28 euro di valore, copre il 52,0 per cento delle cause di primo grado; lo scaglione massimo di 1.500 euro il 4,4 per cento.
Il valore complessivo dichiarato nelle 231.538 sentenze di primo grado con valore è di 19,97 miliardi di euro, ma la sua ripartizione fra le cause è estrema. L'1 per cento più grande delle liti vale il 67,6 per cento del totale, il 10 per cento più grande il 92,0; la metà più piccola delle cause vale lo 0,4 per cento. Le 561 cause maggiori, lo 0,2 per cento delle sentenze, raggiungono da sole la metà del valore complessivo; l'indice di Gini della distribuzione è 0,944. In secondo grado l'1 per cento più grande vale il 61,4 per cento di 12,48 miliardi.
| Quota del valore nell'1% delle liti più grandi · primo grado | 67,6% |
| Quota del valore nel 10% più grande | 92,0% |
| Quota del valore nella metà più piccola delle cause | 0,4% |
| Cause che raggiungono la metà del valore complessivo | 561 |
Ne discende che il contenzioso tributario di merito è, sotto il profilo economico, riconducibile a poche migliaia di cause, le 2.343 oltre il milione in primo grado e le 1.561 in secondo; sotto il profilo del carico di lavoro, a tutte le altre.
La soglia dei 10.000 euro del giudice monocratico, applicabile ai ricorsi notificati dal 2 maggio 2026, lascia nella competenza del giudice unico il 70,7 per cento delle sentenze di primo grado e l'1,7 per cento del valore. Il 62,0 per cento vi rientrava già con la soglia dei 5.000 euro: l'innalzamento aggiunge l'8,8 per cento delle cause e lo 0,7 per cento del valore. Il collegio continuerà a decidere il 98,3 per cento del valore in discussione con il 29,3 per cento delle cause. La composizione del giudice e la presenza del difensore non sono metadati: le quote misurano la platea potenziale, non le cause effettivamente decise in composizione monocratica.
I tributi locali e minori sono il 71,5 per cento delle sentenze di primo grado e il 32,0 per cento del valore, con una lite mediana di 1.312 euro; le imposte dirette il 22,9 per cento delle sentenze e il 53,1 per cento del valore, mediana 11.880; le imposte indirette il 5,6 e il 15,0, mediana 16.654. La tassa automobilistica ha una lite mediana di 560 euro, la TARI di 1.089, l'IMU di 2.526; l'IRPEF di 11.526, l'IVA di 25.649, l'IRES di 48.008.
Il Sud e le isole producono il 69,9 per cento delle sentenze di primo grado e il 33,2 per cento del valore; il Nord il 12,8 per cento delle sentenze e il 39,3 per cento del valore. La mediana regionale va da 992 euro in Calabria a 19.503 in Trentino-Alto Adige; fra le 61 Corti di primo grado con almeno 500 sentenze, da 743 a 22.763 euro. Per valore, la competenza monocratica coprirà poco meno di quattro cause su cinque nelle regioni meridionali e insulari e poco più di due su cinque in quelle settentrionali. Il dato riflette la struttura tributaria del territorio, in particolare il peso del contenzioso sui tributi locali e sulla riscossione, e non è un giudizio sulle Corti.
Nelle decisioni di merito a esito pieno di primo grado il contribuente prevale nel 40,5 per cento dei casi; la quota è del 48,0 per cento nelle liti fino a 1.000 euro e del 27,9 in quelle fra 100.000 e un milione. La relazione è quasi interamente dei tributi locali e minori, dove la quota scende dal 49,3 al 21,4 per cento; nelle imposte dirette resta fra il 31 e il 36 a qualunque importo. In secondo grado si attenua, dal 38,9 al 33,8. Gli esiti intermedi, cioè gli accoglimenti parziali, crescono invece con il valore, dal 4,2 al 12,8 per cento.
A parità di esito favorevole al contribuente, la condanna dell'ente alle spese diventa meno frequente al crescere del valore: dal 70,3 per cento delle liti fino a 1.000 euro al 33,5 di quelle oltre il milione, in ciascuna delle tre materie.
La rilevazione consente di affermare che la lite tributaria è nella grande maggioranza dei casi una lite di modesto valore, che il valore complessivo è concentrato in poche migliaia di cause e che la soglia dei 10.000 euro riguarda la maggioranza delle cause e una frazione minima del valore. Il confronto con la Relazione annuale 2025 del Dipartimento della giustizia tributaria, che sui ricorsi pervenuti indica il 75,3 per cento di liti di primo grado fino a 20.000 euro e il 71,7 per cento del valore oltre il milione, dà sulle decisioni quote vicine, 78,5 e 67,8: un riscontro di coerenza fra flussi diversi, non un'identità.
Non consente di dire quante liti siano state decise dal giudice monocratico né quante parti siano state in giudizio senza difensore, perché composizione e difesa non sono metadati; né quanto sia stato effettivamente conteso, perché il valore esclude sanzioni e interessi, o deciso, perché l'esito non è misurato in euro. Il valore è dichiarato dalla parte e non verificato; la classificazione per materia è della massimazione.
Questa nota riassume un rapporto più ampio, che contiene il quadro normativo delle soglie, il confronto con il dato ufficiale, la distribuzione per fasce con la curva di concentrazione, le soglie di legge soglia per soglia, le materie, la geografia per regione e per Corte, la relazione con esito, spese e complessità, la serie temporale e una nota metodologica con quattro tabelle e sei figure.
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