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Le spese di giudizio nel processo tributario: criteri di liquidazione e di compensazione

Come le Corti di giustizia tributaria regolano le spese di giudizio: la compensazione è la statuizione più frequente, e la sua incidenza sul contribuente vittorioso cresce con il valore della controversia.

Rilevazione censuaria del 7 settembre 2026
87.689 provvedimenti di merito · statuizione sulle spese nota per il 100 % · 47.202 importi liquidati

Disciplina applicabile e misura rilevata

L'articolo 15 del decreto legislativo 546 del 1992 dice due cose. La prima è che le spese seguono la soccombenza. La seconda è che possono essere compensate soltanto per soccombenza reciproca o per gravi ed eccezionali ragioni, che devono essere espressamente motivate. La compensazione, nel disegno della norma, è l'eccezione.

Sugli 87.683 provvedimenti di merito del 2026 di cui è nota la statuizione — la totalità del periodo, non un campione — la compensazione riguarda il 42,5 per cento dei casi. Non è l'eccezione: è la statuizione più frequente in assoluto.

Spese compensate37.245 — 42,5%
A carico del contribuente28.456 — 32,5%
A carico dell'ufficio18.718 — 21,3%
Non liquidate3.264 — 3,7%

Una parte di quel 42,5 per cento è fisiologica e va tolta subito. Dove il ricorso è accolto in parte la soccombenza è reciproca per definizione, e la compensazione arriva all'81,7 per cento; dove il giudizio si estingue, al 73,1. Restano 65.925 giudizi con un vincitore e un perdente: quelli in cui la compensazione può poggiare soltanto sulle gravi ed eccezionali ragioni. Su questi la quota è del 31,4 per cento. Poco meno di un terzo delle decisioni non attribuisce le spese a chi ha vinto.

L'incidenza della parte vittoriosa

Quando il ricorso è integralmente accolto le spese sono compensate nel 38,1 per cento dei casi; quando è integralmente respinto, nel 26,9. Undici punti di differenza, con un margine di errore inferiore al punto.

Il contribuente che vince non recupera le spese in poco meno di due casi su cinque. L'ufficio che vince non le recupera in poco più di uno su quattro.

L'incidenza del valore della controversia

Il dato aggregato nasconde una struttura più netta, che emerge incrociando l'esito con il valore della controversia. Nelle liti minime le due percentuali quasi coincidono. Poi divergono, e divergono in modo regolare.

Fino a 1.000 eurovince il contribuente 28,4% · vince l'ufficio 26,6%
Da 5.000 a 20.00044,1% · 23,7%
Da 20.000 a 50.00050,2% · 22,0%
Da 100.000 a 500.00057,4% · 19,4%
Oltre 500.000 euro62,6% · 22,3%

La lettura è questa: la probabilità che il contribuente vittorioso non recuperi le spese cresce con l'importo che ha appena evitato di pagare, mentre per l'ufficio vittorioso resta ferma attorno a un caso su cinque. Nelle controversie oltre il mezzo milione il rapporto fra le due probabilità è di quasi tre a uno.

La progressione non è l'anomalia di un anno o di un grado di giudizio: si ripete nel primo grado del 2026, nel secondo grado del 2026 e nel primo grado del 2025. Fra le due annualità di primo grado gli scarti per scaglione sono sovrapponibili punto per punto: +1,8 e +2,4 nella fascia minima, +33,0 e +33,3 fra cinquanta e centomila euro, +38,0 e +37,6 nella fascia successiva.

La spiegazione più ovvia — le cause di valore sono più incerte in diritto, e l'incertezza giustifica la compensazione — spiega solo una parte del fenomeno. Se fosse la causa, dovrebbe produrre compensazione anche quando a vincere è l'amministrazione: una questione obiettivamente controversa non diventa meno controversa perché la ragione sta dall'altra parte. La serie dell'ufficio, invece, è piatta.

Il contenzioso di modesto valore

C'è un secondo effetto, che riguarda l'altro capo del contenzioso. Il processo tributario di merito è, in larga parte, contenzioso di piccolo valore: il 30,0 per cento dei giudizi verte su somme fino a mille euro e il 56,2 per cento su somme fino a cinquemila. Il valore mediano di una lite di primo grado è di 2.463 euro.

In quella fascia le spese liquidate valgono, in mediana, il 76,7 per cento del valore della controversia, e lo superano in oltre un terzo dei casi. Il capo sulle spese non è un accessorio della decisione: è, in una parte consistente di quei giudizi, la decisione economicamente più rilevante. E poiché lì la compensazione riguarda più di un quarto delle vittorie del contribuente, chi vince una lite da poche centinaia di euro conserva un rischio concreto di non ottenere il rimborso di spese di difesa dello stesso ordine di grandezza.

Un controllo isola il fenomeno: a parità di scaglione, gli importi liquidati contro il contribuente e contro l'ufficio sono sostanzialmente allineati — 300 euro contro 278 nella fascia minima, 1.500 contro 1.489 in quella intermedia. La sperequazione riguarda se le spese vengano attribuite, non quanto vengano liquidate.

Dispersione territoriale

Fra le sessanta sedi di primo grado con un numero di provvedimenti sufficiente, la quota di compensazione va dal 17,8 al 73,2 per cento, con mediana al 48,8 e oltre venti punti di distanza fra il primo e il terzo quartile. Il secondo grado è assai più compatto. Non sono cifre che consentano di giudicare la correttezza delle singole applicazioni, che dipende dalle ragioni addotte in ciascun provvedimento; consentono di dire che la probabilità di ottenere le spese dipende, in misura misurabile, dalla sede.

Rilievo della questione

Il tema delle spese è stato a lungo trattato come un accessorio: gli importi sono modesti — in primo grado metà delle condanne non supera i seicento euro — e la materia sembra minore. Le due misure di questa rilevazione dicono il contrario. Nel contenzioso minore le spese pesano quanto la pretesa. In quello di valore, la probabilità di recuperarle quando si vince è sensibilmente più bassa di quanto la regola della soccombenza lasci supporre. In entrambi i casi la decisione sulle spese incide sulla convenienza di ricorrere prima ancora che sul merito.

Su questo la norma è chiara e non discrezionale: la compensazione richiede gravi ed eccezionali ragioni, e richiede che siano motivate espressamente. Gravità ed eccezionalità sono qualità della questione, non dell'importo. Una distribuzione che segue in modo così regolare il valore della causa e l'identità della parte vittoriosa è difficile da ricondurre a valutazioni condotte caso per caso.

Questa nota riassume un report più ampio, che contiene il quadro normativo, la ricostruzione completa del gradiente sui tre insiemi, il rapporto fra spese e valore per ogni scaglione, l'analisi degli importi liquidati, la distribuzione per materia e per natura della questione, la dispersione territoriale, il capitolo sull'estinzione del giudizio e la soccombenza virtuale, e una nota metodologica che dichiara fonte, copertura, verifiche e limiti.

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